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ADOLESCENTI E SEPARAZIONE

ADOLESCENTI E SEPARAZIONE: QUALE REALTA?

L'adolescenza è quella fase particolare dell'umana esistenza nella quale, più che in ogni altra, si palesano in modo particolarmente evidente tutti quei contrasti, contraddizioni ed antitesi, tanto da poterla quasi definire come un'unione dei contrari, un insieme degli opposti. Questo naturalmente rientra nella natura di tale periodo esistenziale la cui fisiologia è proprio rappresentata da tali apparenti incongruità: ciò ci consente infatti di poterla considerare cosa normale proprio per il modo in cui si presenta; l'adolescenza non è una malattia!!

Questa condizione di normale tempesta esistenziale, burrasca del vivere quotidiano, esiste da quando esiste l'uomo: ovvero se l'essere umano ha conservato le sue proprie caratteristiche genetiche e corporee nel corso dell'evoluzione (con la perdita solo di ciò che non è più servito nel corso del tempo) possiamo assumere che l'adolescenza intesa come periodo di vita al pari dell'infanzia, della giovinezza, della maturità e della vecchiaia, possa essere ritenuta indispensabile all'esigenza evoluzionistica dell'essere umano in quanto forma di adattamento all'ambiente.

Il punto focale del discorso infatti si colloca, a mio parere, proprio in questo: come possiamo intendere la necessità evoluzionistica dell'uomo tramite la fase di vita adolescenziale?

L'adolescenza per definizione è una fase di continuo cambiamento dell'essere umano, non solo in senso somatico ma anche psicologico; ci troviamo sempre di fronte ad un soggetto che non è più bambino ma neppure un adulto! Ritengo che sia proprio questo dualismo e/o duplicità (corpo e mente) che debba sempre essere considerata nell'analisi globale del soggetto adolescente: tale duplicità o dualismo però, sarebbero imperfetti nella loro staticità, se non si aggiungesse un'altra importante caratteristica integrativa come la dinamicità. Parlando di conseguenza del soggetto adolescente, si badi bene non del paziente adolescente, parlerò sempre in senso olistico tanto da non separare mai la componente biologica da quella psicologica. Holos che dall'antico greco significa Tutto, porta proprio all'esatta definizione del soggetto adolescente oggetto del nostro studio (e non delle nostre cure intese in senso patologico). Duplicità e/o dualismo dinamico: ecco la chiave di volta per l'interpretazione del corretto sviluppo e crescita del soggetto adolescente non solo in rapporto a sé stesso ma anche in rapporto all'ambiente con cui esso interagisce. Teniamo quindi sempre presente questa interazione reciproca: da un lato un dualismo/duplicità dinamico/a e dall'altra l'ambiente.

Siamo quasi giunti al nocciolo della questione, ma prima ancora un'altra importante considerazione: lo sviluppo di una normale adolescenza avviene quando si realizza un'armonica interazione tra il soggetto (l'adolescente) e l'ambiente; ciò consente una graduale e progressiva messa a fuoco delle caratteristiche nascenti prima e stabilizzantesi poi, del soggetto in questione. Ciò che noi siamo, lo abbiamo in eredità genetica parentale: ma ciò che siamo non è un puro e semplice germogliare dal momento che ogni seme per quanto buono non si esprime al meglio se non posto in un terreno adeguato; tale terreno è proprio l'ambiente di cui parlavo poc'anzi. Di conseguenza, a seconda del tipo di terreno (ambiente) in cui il seme viene coltivato (l'ambiente in cui l'adolescente cresce) avremo risultati profondamente differenti tra loro con una varietà talmente infinita da rendere assolutamente imprevedibile il risultato finale! Per dare un'immagine immediata potremmo paragonare il nostro soggetto ad una pianta che nel corso della propria vita viene costantemente e sapientemente potata dal giardiniere: così possiamo intendere il realizzarsi di una armonica adolescenza; l'ambiente, inteso nella sua più completa e complessa globalità, costantemente indirizza ed incanala le tendenze positive del soggetto adolescente, mentre al contrario trancia le tendenze negative ed i comportamenti a rischio fino a quando, non si raggiunga il termine della fase adolescenziale, con la cui fine il soggetto ha raggiunto la cosiddetta maturità.

Spendiamo qualche parola anche sull'ambiente più volte citato: cosa intendiamo per ambiente, fattore ambientale? La cosa più semplice è riferire il tutto al soggetto di cui si parla ovvero il nostro adolescente: tutto ciò che è esterno ad esso potremmo definirlo come ambiente. Nello specifico possiamo evidenziare l'ambiente in ciò che è immediatamente vicino al nostro soggetto e quindi prima di tutto la famiglia, la scuola, il od i gruppi di frequentazione, la stessa locazione in cui egli vive (periferia cittadina, campagna, città o provincia ecc.). Da quanto elencato si può evincere di come vi possano essere una miriade di fattori che possono interagire per non dire interferire con il corretto sviluppo di una personalità in crescita; non solo: possiamo dire di quanto differente possa essere il risultato di questi differenti fattori ambientali sulla stessa tipologia di soggetto.

Da quanto detto, perché allora oggi si parla di adolescenza patologica e/o si paradigma l'adolescenza ad un qualcosa di patologico? Perché mai come oggi medici, psicologi, psichiatri ed operatori sociali si sono attivati su questa strada se fino ad ora abbiamo parlato dell'adolescenza come di una fase di vita naturale, normale ed addirittura necessaria per il cambiamento evoluzionistico dell'individuo?

Nella realtà attuale, possiamo dire che mai come oggi si sia evidenziata quella frattura tra soggetto ed ambiente tale per cui quest'ultimo sovrasta nettamente ed in senso negativo il primo. In altre parole, se analizziamo le precedenti epoche storiche, possiamo scoprire che gli individui, anche con l'ausilio di rigorose regole di vita, religiose, morali tramandate di generazione in generazione quasi intatte, creavano un ambiente simile e di poco differente rispetto alle generazioni precedenti, per le generazioni avvenire; in altre parole il divario generazionale si veniva ad identificare in tempi di molto più lunghi rispetto a quanto accade nella nostra moderna società. Ciò naturalmente non significava la creazione di generazioni sempre uguali a loro stesse ma, al contrario, il perdurare di norme comportamentali, morali, religiose e quant'altro, nel tempo con cambiamenti più lenti e di conseguenza meglio digeribili dalle generazioni successive. Queste ultime avendo più tempo per metabolizzare i cambiamenti già di per sé lenti, creavano a loro volta un cambiamento sull'ambiente tale da non turbare lo sviluppo delle nuove generazioni.

Il dramma dell'epoca moderna risiede proprio nel concetto opposto: oggi i cambiamenti sono più rapidi e veloci al punto di percepire il cambiamento generazionale all'interno della stessa famiglia; fratelli completamente differenti nelle modalità di comportamento, nella concezione della vita. Come se non bastasse tali cambiamenti non hanno il tempo di essere ben metabolizzati neppure dalla stessa generazione che ne è l'artefice, determinando di conseguenza un completo sfasamento, staratura e non corretta focalizzazione delle norme comportamentali di cui si accennava precedentemente. Si può ben capire di conseguenza, come in tale modo la possibilità di caduta e ricaduta in comportamenti a rischio aumenti in modo esponenziale, dal momento che il soggetto non è più in grado di controllare la situazione: il cosiddetto fuori controllo.Il trend di tale situazione è oggigiorno costantemente in rialzo con coinvolgimento trasversale di ogni classe sociale e come se non bastasse con il coinvolgimento di età sempre più precoci (pre-adolescenza).

Nei soggetti più deboli si evidenzia la necessità di far parte di un qualcosa, essere importanti per qualcuno, identificarsi in falsi idoli, non sentirsi in ogni caso soli: nasce così il gruppo oggi meglio definito come branco in cui il singolo non è più tale (se non nella figura del leader) ma si identifica nella massa. Ciò che pensa uno in realtà lo pensano tutti: ciò che è di uno in realtà è di tutti (recentemente si sta evidenziando il fenomeno della donna del gruppo ovvero la ragazza che ha rapporti sessuali con i maschi dello stesso gruppo).

I soggetti più forti invece, hanno apparentemente una loro specifica identità: vengono infatti identificati come i bulli ovvero i falsi leader del gruppo; si parla di falsa specifica identità in quanto pur determinando comportamenti e tendenze sull'intero gruppo (mediante il terrore) perdono identità propria al momento della resa dei conti (richiami scolastici, arresti veri e propri ecc.).

Questo disadattamento che l'adolescente prova sempre di più nei confronti dell’ambiente in cui vive, non è il solo a creare problematiche e comportamenti a rischio intesi come risposta diretta all’ambiente; dobbiamo anche considerare un disadattamento nei confronti di sé stesso, che lo porta a determinare comportamenti a rischio (sempre come risposta al disadattamento ambientale). Infatti facendo riferimento al dualismo tra corpo e mente di cui si parlava precedentemente, una sempre maggiore difficoltà nel riconoscere il sé corporeo da parte del sé psichico in risposta a modelli ambientali esterni, porta alla nascita di comportamenti francamente patologici, oggi più che in passato. Pensiamo infatti all'anoressia, all'obesità, alla depressione, al suicidio, all'omicidio: tutti risultati di esasperati modelli esterni al quale il giovane non ha la forza e la volontà di contrastare rispondendo di conseguenza in maniera debole ed acritica. Nella visione del sé che sta cambiando, si perdono momentaneamente le reali percezioni dell'ambiente in cui il cambiamento sta avvenendo, tale per cui si viene a creare una discrepanza sempre più violenta tra la psiche ed il corpo nella risposta esasperata ed incalzante agli stimoli ambientali (modelli di vita, edonismo, concezione stessa della vita ecc.).

Da quanto detto si può di conseguenza intuire di quale possa essere la problematica adolescenziale in particolari situazioni tra le quali, per brevità, analizzeremo quella della separazione genitoriale.

Ricordando che l'epoca adolescenziale rappresenta quella fase di vita in cui si va configurando in modo sempre più netto la struttura della personalità del soggetto, dobbiamo puntualizzare come i processi cognitivi ed emotivi diventino difficili se non ardui quando ci si trova a doversi confrontare anche con i propri genitori in difficoltà. La conseguenza più diretta di tale situazione è in primis la ricerca sempre più difficile della propria identità visto l'acuirsi delle differenze tra sé e le figure parentali.

Durante un conflitto genitoriale, i comportamenti dell'adolescente seppur leggermente trasgressivi vengono come ridefiniti con trasposizione verso un genitore o l'altro: è così a causa dei comportamenti di suo padre; è così per colpa del comportamento di sua madre. I sentimenti di trasgressività, opposizione, sfida, propri dello sviluppo adolescenziale, è come se venissero "rubati" dal genitore che se ne va, tale per cui lo stesso genitore, assumendo di fatto un atteggiamento proibito, blocca l'adolescente quasi per contrasto, in una posizione corretta, che di fatto lo porta a sviluppare un rapporto di dipendenza con l'altro genitore.

La percezione dell'entourage familiare viene pesantemente alterata al punto che in tale fase di vita, l'adolescente è predisposto a sviluppare sentimenti di maggiore o minore paura, di precarietà, fantasie angoscianti; conseguentemente alla caduta di stima verso i genitori si delinea un sentimento di senso di colpa e di negatività per attenuare il quale, egli accetta proposte di alleanza da parte di uno contro l'altro. Può però anche derivare senso di rabbia per entrambe e per tutti: in tale caso si ha il senso di perdita di controllo sul tutto e quindi i genitori appaiono come estranei.

Altri tipi di reazioni possono comprendere una emancipazione forzata (ciò vale per i tardi adolescenti) che può però portare a comportamenti a rischio egualmente.

In generale possiamo dire che le reazioni dei figli possono essere esasperate venendosi ad identificare in un precoce abbandono scolastico, abbandono di casa con conseguente possibilità di imbattersi in gruppi a rischio. Altri soggetti meno autonomi, possono chiudersi progressivamente in sé stessi, abbandonando amici, scuola e sviluppando reazioni depressive.

Sul piano clinico possiamo anche qui delineare reazioni più o meno acute all'evento di separazione:

1) un equivalente della reazione dei bambini nel rifiuto di vedere il padre o la madre, e quindi la pretesa di vivere solamente con uno dei due da lui prescelto; a volte l'adolescente chiede di vivere col genitore non collocatario cercando di verificare così la sua capacità di accoglimento e lo sfida nella sua capacità di continuare un rapporto.

2) altre volte si riscontra l'avvio precoce a comportamenti a rischio come l'uso di sostanze e l'abbandono scolastico; sono equivalenti alle reazioni di rabbia del bambino piccolo.

3) atteggiamenti provocatori sempre sulla scia della rabbia quali le fughe da casa improvvise e senza meta o la proposta di andare a vivere con un parente lontano o con un amico.

Molte cose si potrebbero ancora dire: ne diremo solo una, forse scontata, ma non per questo da trascurare e cioè che solo il livello di maturazione di entrambe i genitori, unitamente alla loro reciproca buona collaborazione potrà portare sui figli, bambini prima e adolescenti poi, quel grado di serenità in una situazione già di per sé drammatica, che consentirà loro di poter sviluppare armoniosamente tutte quelle caratteristiche soprattutto psicologiche ed umane che consentiranno in un futuro di essere a loro volta dei buoni genitori.


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