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A. Difficile aggiungere qualcosa a quanto già nella prima parte...
Ma, chiediamoci insieme: cos'è lo sport per la mente di un bambino?
Gioco, relazioni, fatica, regole.
Insomma innanzitutto una metafora della vita dei grandi!
Un assaggio in pillole di ciò che verrà chiesto nella vita futura.
Se i bambini infatti imparano che la vita è fatta di contesti e di persone, quindi di regole sociali e ambienti culturali, che verrà sempre loro richiesto di fare fatiche, certamente adatte alla loro età, ma pur sempre fatiche e ciò che sarà importante sarà la soddisfazione per i risultati (personalizzati) a cui quella fatica porterà, inoltre se tutto questo lo faranno anche con gioia, con interesse, con passione, con entusiasmo…insomma divertendosi, saranno adulti davvero felici.
Lo sport unisce la caratteristica di essere una palestra di vita (come lo sono anche scuola, famiglia, gruppo di pari, relazioni con i fratelli…) al divertimento e soprattutto al fatto che i bambini possono vedere più facilmente le proprie conquiste (la lunghezza di un salto o di un lancio, la palla che supera la rete, la palla che entra in rete…, sono risultati più visibili per un bambino rispetto all'ordine di una pagina di quaderno o la correttezza ortografica).
Cosa si impara frequentando la palestra di vita detta “sport”: a usare il corpo come espressione di sé; a conoscere limiti e confini del sé (fisico, relazionale e mentale), a strutturare e utilizzare lo schema corporeo; conoscere, rispettare, modificare regole sociali. Ma anche bambini e ragazzi imparano a conoscere le proprie reazioni emotive e scoprire individui al di fuori della famiglia, come stare con loro, come farsi conoscere, come risolvere i conflitti, come accettare le diversità.
In particolari alcuni aspetti che i bambini e i ragazzi sperimentano nello sport sono molto importanti nella costruzione di una idea di sé positiva (di persona competente): imparare a porsi obiettivi da raggiungere e poi obiettivi da superare; fare fatiche finalizzate ad uno scopo (personale o di squadra); sperimentare vittorie e sconfitte imparando a gestire soddisfazioni e delusioni; promuovere la capacità di gestire la competizione nelle gare (preoccupazione, agitazione, paura, emozione) e la capacità di gestire la competizione anche nelle amicizie.
Di particolare valore per la strutturazione della stima di sé sono inoltre i seguenti tre aspetti: primo : i ragazzi scoprono che nella vita, per sentirsi soddisfatti, devono sempre portare a termine ciò che hanno iniziato (terminare l'esercizio, l'allenamento, la gara, soprattutto terminare a giugno lo sport che loro o i genitori hanno scelto a settembre) indipendentemente dal risultato; secondo: che per evitare di abbattersi, è altrettanto importante sentirsi vincenti , quindi bisogna inizialmente sapersi dare traguardi raggiungibili, poi si può chiedere di più, ma un limite lo trovano tutti, anche i campioni; terzo: che se rispetteranno i due primi punti, imparano che possono riprovare e riprovare , fino a riuscire, perché riusciranno !
Come trascurare poi quei momenti in cui ci vuole un gioco di squadra per far sì che un bambino o un ragazzo trovino motivazioni positive (per esempio per fare la fatica di seguire una dieta equilibrata; per trovare un mondo in cui scoprire di avere un peso non solo sulla bilancia, di essere cioè importanti, di essere utili e trovare così la strada per uscire da tristezza, isolamento, eccessiva timidezza; per diventare ragazzi vincenti sia sulla pista o sul campo che sui banchi e sui fogli dei compiti in classe…).
I ruoli specifici che in questo campo competono ad uno psicologo sono quelli di:
- contribuire (con la scuola) a indurre il bambino e la famiglia alla pratica di un'attività sportiva;
- affiancare il bambino e la famiglia nella scelta di tale attività, tenendo anche conto delle caratteristiche psicologiche del soggetto, delle sue aspirazioni ma anche dei suoi bisogni (sport individuale o di gruppo; agonismo o amatoriale…);
- fornire informazioni e strumenti a allenatori e genitori su come gestire situazioni disciplinari o relazionali in funzione di una crescita del bambino o del ragazzo;
- fornire informazioni e strumenti a allenatori per gestire problematiche di comportamento individuali o di squadra e contribuire alla crescita di un clima sportivo all'interno del gruppo;
- gestire (anche se piacerebbe non accadessero) con il bambino, l'allenatore e i genitori situazioni di ansia eccessiva per la paura della prestazione sportiva;
- affiancare il bambino che fa sport e la famiglia nelle situazioni di particolare disagio psico-fisico, indicando l'eventuale necessità di interventi specialistici.
Non è troppo ripetere che è fondamentale in tutto ciò il ruolo degli adulti che circondano il bambino (allenatori, genitori-tifosi, genitori-non-tifosi…) per sostenere il bambino nei valori che la sportività vuole insegnare e promuovere in loro come individui e cittadini, prima che come atleti o campioni.
T.F.
Psicologa – psicoterapeuta
B. Se quanto è stato detto vi sembra completo, vi sbagliate!
Abbiamo parlato di corpo, di mente e di cuore, ma tutto questo non è nulla se curiamo anche il movimento…
Il processo di formazione di un giovane, non può prescindere oggi dal comprendere anche l'attività motoria-sportiva, che produce degli effetti nella sfera fisica, organica e muscolare per comprendere anche degli aspetti legati alla salute, al benessere e anche quelli psicologici ed emotivi.
L'attività motoria/sportiva contribuisce in modo determinante alla completa strutturazione dell'individuo.
Questa considerazione ci obbliga a valutare la progressiva maturazione del giovane in ambito sportivo come esigenza fondamentale di ordine etico e sociale; esigenza che ha acquistato e acquista, soprattutto oggi, costantemente significati di crescita culturale insostituibili.
Gli interventi e le attività che proponiamo, devono essere consoni alla realtà in cui viviamo ed adeguati alle esigenze metodologiche cui si impronta oggi la progressione del fenomeno sportivo.
Quando non vi erano ancora degli educatori/sportivi adeguatamente formati, per avviare i giovani alla pratica motoria si dimensionavano i programmi di allenamento degli adulti o le attività proposte non avevano così ben chiaro e definito l'obiettivo da perseguire.
Oggi il criterio è finalmente cambiato.
La ricerca scientifica ha permesso di sviluppare modelli procedurali che soddisfano esattamente quelle che sono le realtà biologiche e strutturali dei nostri “giovani” atleti, pensare cioè ad allenamenti e attività motorie adatte alle diverse età.
È la “multilateralità” il principio dell'allenamento che permette uno sviluppo delle capacità motorie di base, nel rispetto della crescita psico-fisica, consentendo di eliminare le forti limitazioni al potenziale motorio che una specializzazione sportiva precoce può portare.
La disciplina sportiva è un mezzo per arricchire il più possibile il bagaglio motorio di ciascun individuo. Andando a lavorare sulle capacità motorie di base costruiamo le premesse necessarie ed indispensabili per la costruzione del futuro atleta o del cittadino “sportivo”, con l'obiettivo in entrambi i casi di migliorare lo stato di salute e il benessere.
Troppo spesso l'attività sportiva diventa un fine, dove l'obiettivo è la vittoria o il risultato.
Dimentichiamo o ignoriamo troppo spesso che il processo di allenamento, come tutti i processi educativi/formativi, è a lungo termine e la finalità è quella di portare un atleta a maturazione o di creare quel “ piacere” al movimento che rimane per tutta la vita.
Non bisogna avere fretta nella ricerca della prestazione e non bisogna lavorare in modo estremamente tecnico: le statistiche dimostrano come ci siano delle stagnazione dei risultati lavorando in tal senso (atleti con molte potenzialità trovano troppo presto i limiti delle loro capacità e non riescono più a migliorare) e come questo sia spesso la causa di perdita di motivazione e abbandono precoce dell'attività.
I ruoli specifici che in questo campo competono ad un esperto in motoria sono quelli di:
- contribuire (con la scuola) a indurre il bambino e la famiglia alla pratica di un'attività sportiva;
- affiancare il bambino e la famiglia nella scelta di tale attività, tenendo anche conto delle caratteristiche fisiche del soggetto (peso, struttura, traumi fisici, momento di sviluppo…);
- fornire informazioni e strumenti a allenatori e genitori su come gestire situazioni traumatiche e riabilitative in funzione di una ripresa dell'attività veloce ma soprattutto sicura del bambino o del ragazzo;
- fornire informazioni e strumenti a allenatori per programmare allenamenti sulle capacità motorie di base, personalizzandoli in funzione della specifica attività sportiva;
- affiancare il bambino che fa sport e la famiglia nelle situazioni di particolare disagio psico-motorio, indicando l'eventuale necessità di interventi specialistici.
Uno degli intenti del progetto è quello di promuovere proprio negli allenatori, nuovi educatori, l'attenzione alle problematiche che abbiamo illustrato, che diventino anche loro ponte con la famiglia per costruire la sensibilità verso le problematiche indicate.
Questo appello è comunque rivolto a coloro che operano nel mondo dello sport a tutti i livelli: presidenti, dirigenti allenatori o semplici simpatizzanti, ma anche ai genitori che sono dei riferimenti determinati nella crescita e formazione anche sportiva.
L'attività sportiva, se ben svolta e vissuta, è una risorsa e un'occasione di crescita irripetibile.
G.R.
Insegnante di educazione fisica
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