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solo e sublime interesse del minore! |
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Conobbi mia moglie nel 1997 durante una passeggiata con amici comuni. Abitava nella città, io sul lago. Alla fine del 1998 venne a vivere da me, nella casa che avevo comprato di nascosto per farle una sorpresa. Il 22 aprile 2000 ci sposammo.
Non cambiò mai lavoro, dall'altra parte della città, quasi 2 ore sola andata, né spostò il suo conto corrente, sempre là, a 80 km di distanza. All'inizio del 2001 rimase incinta e me lo disse in un modo strano, mostrandomi un test di gravidanza: "sai, ho risolto il problema del lavoro…".
In effetti, ad ogni tentativo di procurarle un posto di lavoro più vicino, lei presentava richieste inopportune vanificando ogni colloquio. Non aveva stretto amicizie con nessuno, non aveva legato coi miei genitori, aveva una paura folle a restare sola in casa - una abitazione indipendente in zona residenziale. Fortificai la casa con vetri antisfondamento e inferriate. Annullai la mia partecipazione ai corsi di aggiornamento serali in pediatria. Fu inutile.
La nascita del bambino precipitò la situazione. Impediva ai miei di toccarlo e persino di vederlo. Si lamentava della casa, troppo umida e ombrosa per la giovane creatura. Le scale interne e quei ripidi pendii nel giardino erano per lei troppo pericolosi. In realtà la bella casa immersa nel verde era sempre la stessa, simile a quelle dei vicini con figli cresciuti lì. Proiettava sulla casa il suo malessere e la sua insicurezza: la distanza dell'ambiente di lavoro, la lontananza dai genitori, la mancata integrazione con le persone del posto. Voleva vendere casa, insistendo sempre di piu' nonostante le proponessi di pazientare, confidando nel tempo per abituarsi alla nuova vita. Dopo tanto lavoro di sistemazione mi ero molto affezionato a quel nido.
Passava le giornate chiusa in casa col piccolo, al punto che iniziai a esserne preoccupato. Rifiutò un posto al nido ai 12 mesi del bimbo: troppo possessiva. Quando mi disse che ai 15 mesi del bimbo sarebbe tornata a nella città, io mi opposi. Le dissi che avrebbe messo a repentaglio il matrimonio, ma lì mi fermai.
Per 5 mesi dalla città faceva ritorno al lago solo il sabato mattina per ripartire la domenica. Mai un venerdi' sera assieme, nonostante avesse il pomeriggio libero. Dopo qualche discussione improduttiva, spazientito dai suoi capricci, paventai la separazione e le revocai l'uso della mia carta di credito. Mi chiese del tempo per riflettere. Tornò dalla città con i suoi genitori, che si piazzarono in casa senza tanti complimenti. Il giorno dopo la banca mi avvisò che mio suocero era andato a chiedere notizie sul mio conto corrente. Mentre ero al lavoro, iniziarono a setacciare la casa in cerca della mia contabilità o di prove adulterine, arrivarono a buttarmi fuori dal talamo a forza, a minacciarmi e insultarmi pesantemente davanti al piccolo. Pretendevano una buonuscita.
Alla fine, di fronte alle ennesime minacce, dopo 2 settimane di occupazione, dovetti chiamare i carabinieri, che invitarono il suocero in caserma. Venni ancora minacciato e ingiuriato di fronte ai carabinieri, attoniti. La mattina dopo cercarono di simulare grossolanamente una aggressione da parte mia nei confronti di mia moglie ma, fortunatamente, il tentativo fallì per quanto era grossolano. Mia moglie lasciò la casa promettendo di mettermi contro il figlio e dicendo che non sarebbe mai più tornata. Invece ritornò a casa.
Sperando che ciò avvenisse in senso riconciliativo, per acconsentire alle sue richieste di non rimanere isolata acquistai un appartamento nel mezzo del centro abitato, vendendo la villa con regolare atto ai miei genitori. Invece di procedere col trasloco, quando le dissi che avevo fatto l'atto di acquisto della nuova casa, mia moglie disse che la villa era la casa dei suoi sogni e che di lì non se ne sarebbe mai andata.
Capii allora il vero motivo del suo rientro a casa: separarsi comunque facendosi assegnare la casa in quanto genitrice affidataria per poi chiedermi un riscatto per il rilascio dell'abitazione prima di trasferirsi definitivamente nella città.. Ne uscii allora io, giacchè non avevamo più diritto di restarvi, e mi trasferii nell'appartamento a 1300 metri di distanza. Ma quando giungeva la notte mia moglie, che aveva sempre avuto paura di restar da sola in quella casa, convinta di non esser vista, usciva col piccolo e andava a dormire in un tugurio a 10 km di distanza preso in affitto dai genitori stabilitisi in zona da. Quando i miei, vista l'impossibilità di addivenire a un accordo, iniziarono una causa per riottenere l'uso della casa, mia moglie fece istanza di separazione.
Convinta che nessuno se ne accorgesse, da metà settembre
2003 iniziò a vivere 3 giorni alla settimana nella città e
3 sul lago (con tanti saluti alla continuità della frequenza del
nido che il piccolo aveva appena iniziato).
Per vedere mio figlio mi dovevo appostare dietro una pianta del parco e
aspettare che venisse condotto in passeggiata cogli altri bimbi del nido.
Quando s'accorse di ciò mia moglie prima mandò il bimbo al
nido a singhiozzo,poi lo ritirò dal nido. Al 27-11-2003 il Presidente
del tribunale mi disse: "sua moglie non si rende conto dei danni che
sta facendo, ma noi magistrati, sotto i 3 anni, non entriamo neanche nel
merito; è la prassi".
Non contò nulla il fatto che io cercai di chiarirgli che tale prassi era completamente priva di scientificità psicopedagogica.
A poco valse pure il fatto che io avessi presentato un progetto bigenitoriale con due case a 1300 metri di distanza e la possibilità per il bimbo di godere dei due genitori. Il provvedimento venne reso noto solo il 13 gennaio al punto che m'illusi d'aver messo in crisi il giudice e che sarebbe stato un provvedimento originale e forse rivoluzionario, non la solita fotocopia scaricata dal PC. Poi, dai timbri, m'accorsi che il decreto era stato emesso in 3 giorni e gli altri 50 erano dovuti allo smarrimento del foglio nei meandri del tribunale.
Assegnò quindi la casa di proprietà dei miei genitori alla ricorrente (che aveva anche una denuncia penale proprio per occupazione abusiva e danneggiamenti di quell'immobile e che da quel momento in poi subissò me e i miei genitori di richieste estorsive di denaro per il rilascio della casa...disabitata, come vedremo ; in seguito vi saranno anche richieste un po' allusive di soldi in cambio del diritto di visita: ma perché tanta cattiveria? Perché avvengono tali cose? Perché le fanno accadere?) e mi caricò di mille euro al mese di alimenti per l'infante. Tra il 3 novembre e il 24 gennaio vidi mio figlio 3 volte; niente vacanze di Natale, Epifania o altro, essendo stato di fatto sequestrato il piccolo dalla famiglia di mia moglie ed essendosi ella trasferita di nascosto nella città l' 8 dicembre, noncurante che il giudice le stesse assegnando una casa di altri per la necessità di conservazione dell'habitat nei confronti del bambino.
Ma, con l'entrata in vigore del diritto di visita, mia moglie era obbligata a consegnare il piccolo al cancello della casa avuta in assegnazione: tante volte decise di non venir su e tante volte fui obbligato a denunciare queste violazioni con debite testimonianze di volonterosi cittadini. Attualmente ha 2 decreti di condanna penale e alcuni rinvii a giudizio, ma resta sempre il miglior genitore e la miglior educatrice.
Altre volte caricava il figlio per arrivare sul lago giusto alle 15.55 e ripartiva per la città appena 10 minuti dopo aver riavuto il bimbo alle 21. Per simulare la fruizione della casa sul lago teneva le persiane sempre spalancate al punto che la casa disabitata, ma sempre aperta, divenne la favola del paese.
Intanto la causa dei miei genitori, necessaria solo in Italia, per recuperare l'uso di una casa di loro proprietà e vuota, ma data in uso dal tribunale a un bimbo che viveva a 80 km di distanza, progrediva.
A Maggio, per un mese intero, non vidi il bimbo perché la signora aveva trovato la scusa di aver registrato il figlio di 30 mesi che gli diceva che il papà lo lasciava da solo in casa col telefonino e l'opzione di due numeri da chiamare in caso di bisogno.
Ma per il giudice era tutto ok: asserì che avrebbe
verificato in fase istruttoria, cioè un anno dopo, se era vero o
no che non potevo vedere mio figlio. Per quanto riguarda il telefonino,
l'unica cosa che si sentì di dire era che l'infante non era giuridicamente
attendibile.. pur non potendo escludere l'episodio!
Però dispose la CTU psicologica e ciò convinse mia moglie
a trasferirsi subito nella città per evitare di rimaner bloccata
sul lago.
Il giudice, alla mia richiesta di modificare gli orari di visita a seguito dell'allontanamento a 80 km di mio figlio, rispose che lui, il suo pediatra, al pomeriggio non l'aveva mai trovato. Per cui potevo andarmene tranquillamente dall'altra parte della città fregandomene anch'io dei miei pazienti! La casa restò assegnata al bimbo anche dopo il cambio di residenza!!!
Durante la CTU la signora raccontò storie documentabilmente assurde per 6 mesi, mi accusò ripetutamente di praticare erotismo orale con mio figlio, di abbandonarlo col telefonino, di avere relazioni con la donna delle pulizie ecc.Nessuno la fermò. Accuse così avrebbero distrutto chiunque. Io sono ancora qui a raccontarle.
Di fronte alla mia volontà di denunciarla per diffamazione relativamente all'accusa di pedofilia, i miei stessi consulenti medici e legali cercarono (inutilmente) di dissuadermi "Lasci perdere, con l'aria che tira per gli uomini nei tribunali è già tanto che non sia finito in prigione e non abbia perso il suo lavoro di pediatra. E' andata bene così…"!!!
Sotto gli occhi del CTU mia moglie mi negò due volte le ferie estive (15 giorni) tanto che, tra giugno e settembre mio figlio mi vide 3 volte! Ma per il CTU la figura più idonea all'affidamento restò, per il momento, sempre la madre. Era già stabilito prima di iniziare. Per motivi che lascio immaginare al lettore - perché la scontata conclusione era evidentemente già scritta prima di iniziare -, il CTU aveva anche chiesto e ottenuto dal giudice un supplemento di indagine in cui furono ascoltati dei testi. La teste di mia moglie fu equiparata ai miei anche se, abitando a 60 km, e non avendo avuto rapporti significativi con me, oggettivamente ben poco poteva rappresentare. I miei testi, che potevano significare molto avendo avuto con noi relazioni continuative, non si ritrovarono in una sola delle frasi che il CTU aveva messo loro in bocca nella relazione scritta…E anche le mie affermazioni erano state opportunamente elaborate.
A nulla era contata l'inaffidabilità materna, le 30 inottemperanze al diritto di visita, il progetto del sottoscritto padre che metteva a disposizione due case a 1300 metri di distanza, l'atteggiamento grezzamente ostile dei suoceri e della figlia, le minacce, gli atteggiamenti estorsivi,le cinquanta testimonianze di concittadini, il verde del lago contro lo smog della periferia della città, le enormemente maggiori possibilità educative e di maturazione affettiva ed etica del nucleo paterno, il fatto che il bimbo fosse scoppiato a piangere davanti al CTU dicendo "voglio stare col papà" (perchè, per effetto paradosso, dopo tanto distacco,il bimbo è ormai più attaccato a me e a 4 anni va in giro a dire che non vuole perdere suo padre; non dobbiamo però stupirci se si fa la pipì a letto e ha qualche tic )…l'interesse del minore per il sistema giudiziario non è lì.
Ma allora dov'è?Per favore, ditemi dove è perché io, più che garantire una crescita in un ambiente sano ed equilibrato, il rispetto-malgrado tutto- della figura dell'altro genitore,con sacrificio economico anche la vicinanza geografica di due case in un bellissimo posto, cosa posso fare?
Secondo la perizia eravamo due immaturi litigiosi. Accomunando me, che non avevo e non ho mai alzato neanche la voce in 2 anni di soprusi, a mia moglie che ha aveva sempre rifiutato ogni mediazione, utilizzato il bambino in tutti i sensi, ridicolizzato leggi, giudici e consulenti, che aveva condanne penali, rinvii a giudizio, ecc.
Quindi chi si difende coi mezzi previsti dalla legge è un litigioso. Interessante: la mia casa è stata occupata dai suoceri, son stato buttato fuori dal talamo, ripetutamente minacciato e ingiuriato davanti a mio figlio e ai carabinieri, le serrature della casa, poi finita in rovina per l'abbandono, sono state spaccate e sostituite con catenacci, poi la casa è stata svuotata col camion anche dei miei effetti personali ("denunciami pure, tanto io ho 30 denunce, 30 o 31 non me ne frega niente"), 4500 euro di utenze non sono state pagate ai miei genitori -altra causa-, io son stato tacciato di pedofilia, mio figlio è stato sequestrato (forse, la perizia psichiatrica…eh?) e io non ho neppure alzato la voce... ho solo sporto querele, assai ben documentate, relative a una trentina di reati. Non una più del necessario. Ma sono un litigioso.
Teoria sposata anche dal Magistrato. Cioè da chi in teoria, ma proprio in teoria, dovrebbe tutelare e premiare chi rinuncia a farsi giustizia da sé e gli si affida. Così si capisce perché tante persone preferiscono farsi giustizia da soli: un morto ogni tre giorni nel corso di cause separative in Italia;io non ci arriverò mai,non ne sono capace per indole. Però capisco chi ci arriva.
Alla fine, obtorto collo, mi accordai, con la mediazione del perito di parte, per un programma che prevedeva 4 week end col padre e il recupero dei 14 giorni estivi (poi diventati 12 per volere del giudice e ridotti a 6 per imposizione materna) durante il Natale. Ma, deposta che ebbe la sua relazione il CTU, mia moglie gli scaraventò addosso 80 pagine di fuoco. Col 2005 cambiò il giudice e questi, senza neanche aver preso conoscenza del caso (che era un bel caso; anche perché, con filosofia gandhiana,io non avevo mai ceduto alle provocazioni e ai ricatti mantenendomi sempre su un piano di pacata correttezza), disse che il magistrato è al disopra di tutto e tutti e che della Ctu non avrebbe inteso farne gran conto e si dimostrò intenzionato a ridurmi i giorni di visita (non ad aumentarmeli o a invertire l'affido).
Dopo che il giudice precedente da mesi andava dicendo che
avrebbe semplicemente trascritto le conclusioni del CTU (che, vista la situazione,
erano già molto penalizzanti).
Pubblicai così per la festa del papà una lettera in prima
pagina sul quotidiano locale ove scrissi "avrebbero potuto dirmelo
prima di farmi spendere 6.100 euro di consulenti, ma così, il business,
dove sarebbe stato?"
La sera stessa arrivarono i CC a casa chiedendomi urgentemente per delega della procura il nome del testimone dell'inottemperanza del 28-5-4… poi, dopo 7 giorni mi arrivò a casa un secondo decreto penale a carico di mia moglie che giaceva in tribunale da giugno…poi, 15-4-05, il giudice modificò i provvedimenti secondo quanto detto dal CTU e facendo precedere il decreto, oltre che dalle solite generiche accuse di litigiosità, dalle frasi seguenti ""deve necessariamente ribadirsi che il richiamo alla consulenza tecnica d'ufficio è imprescindibile (!!!). Ed invero, non pare superfluo ricordare in questo contesto che il legislatore del 1942, nell'offrire al giudice un nuovo strumento conoscitivo, ha inteso mettergli a disposizione un mezzo adeguato per integrare le proprie cognizioni tecniche durante il corso dell'istruzione della causa e che, in assenza di riscontrati gravi errori commessi dal consulente, le conclusioni di quest'ultimo si riverberano e confluiscono nei provvedimenti dettati dal giudice."
Capita l'importanza dei mass-media?
…ovviamente tutto solo nel sublime interesse del minore!
Speriamo solo che, alla luce delle testimonianze dell'istruttoria, il giudice
abbia la maturità di capire proprio i gravi errori fatti dal CTU
che, da una situazione del genere, è ancora riuscito a dire che il
miglior assetto affidativoè quello attuale!
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